parlacoimuri

il prezzo di una biblioteca frequentata [11 gennaio 2010]

In Uncategorized on novembre 16, 2011 at 2:44 am

Sto scrivendo dalla biblioteca pubblica di Toronto, nella mia sede di quartiere (Gladstone/ Bloor), nella pausa tra un lavoro e l’altro. Fuori nevica, durante queste vacanze la metro è aumentata fino al vertiginoso prezzo di 3 $ la corsa (proprio così, avete letto bene), quindi di andare a studiare alla biblioteca universitaria non se ne parla. Camera mia è una sentina di distrazioni, tecnologiche e non (niente è peggio della casalinghitudine che si insinua nelle pieghe della poca voglia di studiare). Ergo: ho attraversato la strada, ed eccomi qui.
Il wi-fi è gratuito e senza password. A rigore, non servirebbe nemmeno la tessera. Vari homeless sono seduti sulle poltrone (questo per la verità succede anche a Bologna, dove, esattamente come qui, li si tollera a patto che non siano strafatti, il che dà talvolta luogo a surreali conversazioni con le guardie giurate).
La biblioteca è pienissima di persone, un po’ meno di libri. Molti dei titoli più interessanti dell’emeroteca sono indisponibili (per dire, manca l’intera annata di Adbusters) e i quotidiani sono tutti in lettura. Qualcuno li legge, dunque…
La disciplina non è ferrea. Tutti sbevazzano e sgranocchiano. Alcune suonerie di cellulari vengono lasciate bellamente squillare, o vengono spente solo quando tutta la sala ha preso il ritmo e sta ormai ancheggiando a tempo.
Una poliziotta sorveglia svogliatamente la sala e a metà pomeriggio si concede una telefonata di tenore non esattamente professionale. Solo al suono dell’antifurto la vediamo schizzare verso la postazione di controllo, inciampando tra zaini e borse al grido di ‘Sorry sorry sorry’, per appollaiarsi come un falco sul ballatoio interno.
Falso allarme.
Un gruppo di adolescenti che sembrano usciti da uno spot di Oliviero Toscani ci sorpassano sghignazzanti e dinoccolati. Su ogni tavolo campeggiano i dépliant dello sportello di orientamento per nuovi immigrati, organizzato all’interno della biblioteca. Leggendo, scopro che non si tratta solo di una semplice guida ai servizi bibliotecari, ma di una vera e propria assistenza nella ricerca di lavoro o di servizi primari. Mi domando quanto sia frequentato. Di sicuro una connessione Internet gratis (fruibile non solo via wi fi col proprio laptop, ma anche attraverso una quarantina di postazioni pubbliche) è un servizio utile per chi cerca lavoro. Difatti, di computer liberi non ne vedo.
Una ragazza musulmana (hijab celeste e smalto rosa super-pop sulle unghie) lascia il laptop incustodito, contravvenendo alle decine di cartelli che intimano di non abbandonare le nostre proprietà. Viva la fiducia nel prossimo, penso.
Al mio tavolo siamo in cinque, tre con laptop e due con carta e penna. Il mio vicino, sopra i 40 e Asian, alterna la lettura di una dispensa in scienze infermieristiche a un più avvincente romanzo in ideogrammi (riesco a leggere solo FICTION, in inglese, dall’etichetta di catalogazione).
Un vecchietto si alza dalla poltrona – per come ci sta seduto, potrebbe benissimo essere la sedia a dondolo di un western – rispondendo in tono più che alto al cellulare.
Dal piano inferiore, completamente aperto, arrivano ciangottanti voci di bambini, sempre più alte, poi due strilli. Il suono della sberla si sente da quassù. A seguire, due pianti quasi urlati. Dopo qualche minuto, la tragedia familiare non accenna a placarsi, e i bambini continuano a spolmonarsi in un pianto che ha sempre più del recitato e sempre meno dell’autentico. Tutti abbiamo la testa voltata in una sola direzione, e una speranza in comune. D’altra parte, mi dico, è questo il prezzo da pagare, se vuoi una biblioteca veramente frequentata e vissuta.

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