parlacoimuri

la biblioteca ai tempi di facebook [2 luglio 2009]

In attitudine popular, facebbok on novembre 16, 2011 at 1:52 am

È il primo pomeriggio di luglio e sono seduta in una delle poche biblioteche bolognesi prive di aria condizionata (lusso che, sul dépliant delle biblioteche comunali è simpaticamente contrassegnato dall’icona di un pinguino). Sto consultando alcune opere di superstiti italiane della Shoah, una lettura che val bene il caldo di questa fornace.
Dalle imposte socchiuse arrivano chiacchiere sparse di studenti del DAMS, l’abbaiare nervoso di un cane.
Alla mia destra, una postazione computer pubblica accesa emana un alito rovente. Sono le quattro quando arriva una ragazza e si siede alla tastiera. È poco più anziana di me, sembra, anche se per essere libera a quest’ora, probabilmente è ancora una studentessa, o al massimo una nullafacente temporanea come me.
L’aria ordinata dei suoi vestiti è parzialmente contraddetta dall’esuberanza dei capelli. Un rigoglio sano, fluttuante e disordinato. Si china sulla tastiera e digita con furia, come una qualsiasi laureanda alle prese con la tesi, o peggio, come una neo-laureata che risponde compulsivamente agli annunci di lavoro da una postazione pubblica (un’esperienza avvilente che non auguro a nessuno).
Dopo un po’ mi arriva una sua risata. Non posso fare a meno di dare una sbirciatina allo schermo e compare l’immancabile striscia blu di facebook. Foto, anzi “fotine” – per quanto possiate pensar male, è così che molti le chiamano – da commentare, pardon: da taggare.
È un fenomeno che noto sempre più spesso. Due mesi fa, in un’altra biblioteca comunale con una fila di computer a parete, tutti ad accesso pubblico, avevo avuto la sconfortante visione di otto (8) schermi affiancati, tutti sintonizzati sulla pagina di accesso a FB. Che, in una biblioteca, fa sempre un certo effetto.
Non ho mai apprezzato le tirate moralistiche su Facebook. Sono connessa, ci passo parte del mio tempo, e anzi ho sempre scrollato le spalle di fronte a certe osservazioni dietrologiche di amici non connessi. «Se volete evitare il Sistema, liberatevi da Windows e passate a Ubuntu», dico in tono superiore. Figuratevi che ne sono “fan”, io.
Facebook è una piattaforma che permette alle persone di fare certe cose, punto. Non ti obbliga a caricare fotografie intime, né a condividere esperienze private e familiari, tantomeno a passare metà della tua vita a chattare con compagni che hai perso di vista dalla fine delle elementari o ex fidanzati di cugine di terzo grado.
Uno strumento offre sempre delle possibilità in più, un ulteriore spazio di contatto – per quanto virtuale – con persone lontane, a volte quasi irraggiungibili dalla distanza, e i miei amici “canadesi” e bostoniani ne sanno qualcosa.
Però mi viene da pensare che anche una biblioteca sia uno strumento che offre delle possibilità di incontro e di contatto. Uno potrebbe anche mettersi offline prima o poi, alzarsi dalla sedia, scegliere la copertina di un libro che lo ispira, mettersi comodo e leggere un’oretta. E magari, così facendo, avrebbe anche qualcosa di nuovo da condividere su facebook.
E se proprio non ha niente da fare, uno potrebbe anche spegnere, dopo un’oretta, e gironzolare per i tavoli. E magari fare una richiesta d’amicizia a qualcuna delle ragazze e dei ragazzi che studiano lì a fianco, sbuffando sul loro mucchietto di fotocopie e di dispense. Chissà che non clicchi il tavolo giusto?
Invece no. Mi rimane in testa la visione di quelle schiene, voltate al resto del mondo, ma inesplicabilmente “connesse”.
Sono le sei meno cinque, so che la biblioteca sta per chiudere. Mentre rimetto in ordine i miei libri e i miei appunti, do una controllatina finale allo schermo della ragazza. Che, finalmente «offline», sta digitando furiosamente i suoi dati sulla schermata di qualche homepage – dai colori potrebbe essere quella dello SVE, Servizio Civile Europeo. Che cosa spinge una persona, evidentemente priva di una connessione internet domestica, a sprecare le sue due uniche ore di connessione gratuita su facebook?
La biblioteca chiude. La ragazza interrompe il proprio lavoro a metà, sbuffa e spegne controvoglia. Usciamo, senza incrociare i nostri sguardi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: