parlacoimuri

lettere di emigranti potenziali [17 aprile 2010]

In Uncategorized on novembre 16, 2011 at 3:06 am

C’è un detto cattivo, secondo cui, sul volo verso New York, tutti diventino “giornalisti” e “scrittori”. Io, che sono sempre stata una maestrina, infatti, sono venuta a Toronto: si vede che non ho estro creativo, e sapete, vivo benissimo anche senza. Purtroppo, però, non sono uscita indenne da un’altra trasformazione, quella in Ufficio Immigrazione Volontario. E, in qualche caso, anche consulente psicologico.
C’è chi lancia appelli alla fuga generalizzata e fonda, su FB, improbabili partiti degli emigranti potenziali. C’è chi si sente tanto emigrante con la valigia di cartone (alla faccia dei tre master e delle due lauree prese facendo il fuorisede) e chi invece ci dà dei vigliacchi senza palle, che alla lotta dura e senza paura preferiscono le comodità del fuoriuscitismo. Come se si potessero inferire conseguenze generali, e perché no, politiche, da scelte privatissime, personali e – aggiungo io – non meno faticose di quelle di chi rimane in patria.
In questo contesto, mi capita talora di ricevere messaggi di persone che esprimono la loro aspirazione a venire a in Canada, o comunque “all’estero”, principalmente per far ricerca (perché è questo il target delle persone che conosco io). Uno li legge, cerca di essere utile, risponde in maniera sollecita e puntuale. A volte, però, rispondere diventa impossibile.
Ci sono domande cui si riesce a rispondere: quanto paghi di affitto, qual è il miglior sito per trovare casa, come hai preparato il TOEFL…. Domande precise che richiedono risposte precise – certo, sempre tenendo a mente che in ambito accademico ogni istituzione fa scuola a sé, e che per quanto preziose possano essere le imbeccate degli amici, per le questioni burocratiche bisogna sempre telefonare di persona, scrivere di persona e, se possibile, presentarsi di persona.
Ci sono domande alle quali rispondere è più complicato, perché mettono in gioco questioni private, talora intime. “Come hai fatto a gestire la componente affettiva della partenza?” Domanda da un milione di dollari! Però uno può provarci: si passa la mano sulla coscienza, e cerca di essere sincero, onesto e soprattutto equilibrato. Ogni esperienza è soggettiva, ma giuro, la si scambia volentieri, perché enza scambio e confronto, il mondo sarebbe una noia mortale.
Poi ci sono le e-mail del tipo “vorrei tanto venire in Canada… come si fa? aiutooo…”. Domande indefinibili. Inclassificabili, anzi. Perché partono dal presupposto che qualcun altro, a propria volta, mi/ci abbia presi per la manina e portati fin qui, comodi comodi.
Chiariamo le cose, a scanso di equivoci. Io per prima mi sono servita dei consigli degli amici expat, e sono lieta di ricambiare il favore, rispondendo personalmente alle persone che conosco, e sottolineo quelle che CONOSCO, e non dei perfetti sconosciuti che mi cliccano su Facebook. Con gran piacere, poi, cerco di essere utile anche alle persone che non conosco, diffondendo notizie come quella del visto vacanze lavoro su piattaforme dedicate (come il social network Cervelli in fuga), segnalandole a chi, con più competenza e sistematicità, gestisce forum e siti specializzati, e persino postandole su un piccolo blog come questo (che comunque è e rimane il mio blog personale, e non aspira a essere rappresentativo di alcunché). A differenza di certe persone, tuttavia, non ho mai preteso che fossero gli altri a sbrigarmi le faccende. Ho rispetto del tempo altrui, per cui non secco perfetti sconosciuti con quesiti esistenziali, o con richieste di aiuto tanto vaghe da suonare idiote. “Vorrei tanto andare all’estero, ma non so da dove cominciare.’’ E te lo devo dire io? “Non ho la più pallida idea… qualsiasi consiglio è ben accetto”. Ma che, scherziamo? Cosa dovrei fare, scriverti un papiro di otto pagine in cui enumero tutte le possibilità che mi vengono in mente? Avviare una consulenza psicologica via e-mail così intanto ti schiarisci le idee? A mail del genere io ho deciso che non rispondo. Period. E non penso di essere arrogante per questo. Arrogante è chi si ritiene al centro del mondo e parte dal presupposto che gli altri (ripeto, magari neanche amici, ma gente incrociata una volta di striscio) non abbiano altro da fare che mettersi di fronte alla palla di vetro o togliergli le castagne dal fuoco, mentre il diretto interessato se ne sta a casa sul divano, o peggio, al bar a lamentarsi con gli amici che “In questa Italia non si può più vivere…”.
Sono cresciuta in una famiglia di emigranti, anche se, sull’esempio di Massimo Troisi, i miei genitori si rifiutavano di ammetterlo. Quando con la famiglia si tornava giù, coi miei amichetti si andava a prendere il gelato, e puntualmente gli amichetti facevano pagare me, perché, per definizione, chi veniva dal Nord aveva “i soldi” (fossero pure quelli dello stipendio, non certo esorbitante, di un geometra di cantiere). Avevo otto anni e, contro ogni logica, ero io quella che si sentiva umiliata dal vittimismo dei miei compagnucci (vittimismo, che probabilmente, respiravano in famiglia). Ecco, a volte certe e-mail mi provocano la stessa sensazione, ma siccome non ho più otto anni, non credo più di dover sottostare a certi ricatti. Soprattutto, cari emigranti wannabe, che cosa si rivela di voi, in certe lettere? Ve lo siete chiesti? Che cosa dovrebbe pensare di voi, futuri cervelli in fuga, un dipartimento universitario? Se dite di “impazzire” per le scartoffie richieste dal consolato, pensate che un domani saprete gestire il carico di burocrazia di due o tre insegnamenti undergraduate? E se vi viene il mal di testa a leggere le scritte di un sito, pensate che riuscirete a insegnare in una lingua straniera? Se ritenete uno sforzo titanico il fatto di spedire un curriculum e mezza dozzina di fotocopie, credete di poter reggere la competizione in una nazione di workaholics? Pensateci bene, my fellow citizens: il richiamo del divano potrebbe essere irresistibile… Mi direte: sei una stronza arrogante. Sure, compatrioti, lo ammetto. Ma fateci i conti: perché se davvero volete emigrare, dovrete fare i conti con gente molto, ma molto più stronza di me. Prima vi ci abituate, meglio è.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: