parlacoimuri

questioni di genere (neutro) [18 maggio 2009]

In attitudine popular, recensire l'inutile on novembre 16, 2011 at 1:35 am

È cosa risaputa, tra i lettori di Stephen King, che il pronome personale neutro dell’inglese (it) si carichi di valenze luciferine e metafisiche. It è la cosa, tanto carica di risonanze negative da essere innominabile: l’essenza stessa del Male, che non si può dire senza, appunto, Male-dire.
La lingua italiana non ha il genere neutro, questo terzo incomodo tra le persone che scatena sempre sorrisetti e domande sconce tra gli studenti; e se l’avesse, si comporterebbe di conseguenza. Basta pensare alla formula italiana più vicina al neutro, il pronome cataforico “lo”, nella sua versione enclitica (farLO).
Fatelo dopo il lavoro”, ammicca una pubblicità di un istituto universitario milanese nei corridoi della stazione Lanza, Linea verde. Il cartellone si riferisce a un MBA, acronimo per Master Business Administration, ma persino mia nonna penserebbe a un’altra cosa.
A volte i sottintesi sono richiamati più direttamente (FATTI IL CAPO, invitava lo spot di un noto amaro calabrese una o due stagioni or sono), ma il neutro non-specificato va per la maggiore. Sulle reti tv di qualche anno fa, un siciliano vantava addirittura di “avercelo profumato”, specificando poi, non senza una pausa maliziosa, di riferirsi all’alito.
Di doppio senso in doppio senso, la lingua della pubblicità non fa altro che restituirci lo specchio dei nostri vezzi e tic linguistici, parassitando una delle più diffuse stereotipie verbali. “L’ho fatto”, “L’abbiamo fatto”, si sussurrano tra loro le ragazze o i ragazzi, con tono complice o spavaldo. Anche sugli schermi, da Muccino a Moccia. Né abbiamo dimenticato il Verdone d’annata, col suo “Famolo strano”: moderno parente del famigerato “Ti è piaciuto?” che, forse in virtù della sua palese idiozia, ha funestato la vita coniugale di intere generazioni. Ma dall’antico pudore al moderno ammiccamento dei sottintesi pubblicitari, la sostanza non è cambiata: perché in quest’Italia, in cui i pruriti e le censure sono l’ultimo baluardo di un cristianesimo sempre meno praticato, l’innominabile per eccellenza è il sesso, e non l’abisso insondabile dell’omicidio, della tortura, della perversione. Il “peccaminoso” e non il “peccato”, insomma. E allora, fatelo: ma non ditelo a nessuno.

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