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recensioni di recensioni [31 maggio 2009]

In recensioni di recensioni on novembre 16, 2011 at 1:38 am

Se Pier Paolo Pasolini considerava le proprie osservazioni sui fatti artistici e culturali del tempo come “Descrizioni di descrizioni”, è al suo insegnamento che si ispira questa nuova sezione dedicata alla letteratura², letteratura di secondo grado. Sezione dedicata non solo a recensire le altrui recensioni, come oggi, ma più in generale animata dalla consapevolezza che qualsiasi sguardo sulla letteratura si trasforma anche in altro, in uno sguardo proiettato sul mondo e incorniciato da una critica, da un sapere, da un’attitudine visiva. Visivo che sconfina sempre più nel verbale, trasformando la nostra lettura lineare in un abbeccedario illustrato e intarsiando la critica di termini imprestati. Sceneggiatura, inquadratura, velocità, ritmo: la grammatica delle nostre narrazioni è scritta dal cinema, dalla video-arte, dal fumetto, o graphic novel che dir si voglia. È evidente: noi non leggiamo, noi vediamo.
È per questo che non stupisce il tentativo di recensione disegnata con cui la redazione di Repubblica delle Donne prova, ieri 30 maggio 2009, ad affrontare l’ultimo romanzo di , “Sorella mio unico amore”. Autrice più che mai attenta al proliferare della realtà nel romanzo, grande indagatrice di quel terreno scivoloso a metà fra la storia, la cultura popolare e la cronaca: basti pensare a un affresco delle manie pop come “La ballata di John Reddy Heart”, o al giallo-nero (svuotato di ogni suspence, e ridotto alla magmatica evidenza di un realismo solo apparente) di “Acque nere”, o ancora a quel sorprendente intreccio di realtà e finzione che è “Blonde”, dedicato all’icona femminile del Novecento: Marylin Monroe. Quello delle immagini sembra l’unico linguaggio adatto a dipanare l’insieme di stereotipi, allucinazioni e mascheramenti che si intrecciano nei collage della scrittrice, a metà tra l’iperrealismo americano e la continua mediazione del giornalismo cartaceo e televisivo: tanto più per raccontare questa tragica storia di bambina ridotta a icona iperfemminile, a mera sineddoche della sessualità.

Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta – recensori rispettivamente in testi e disegni – non interpretano, però, nulla di tutto questo. Riproducendo lo stile ormai affermato di “fumetti disegnati male”, addomesticato però nei rassicuranti tratti di pennarello e nelle campiture nette, sono lontanissimi tanto dalle quadricromie sgranate in cui personalmente continuo a visualizzare il romanzo della Oates, quanto dall’opalescenza delle pagine internet squadernate da Google, notorietà fantasmatica che continua a ossessionare l’io narrante Skyler (nella finzione, fratello della protagonista). I testi, in linea con la tradizionale acquiescenza che caratterizza l’informazione culturale dominante, sono poco più che una quarta di copertina snocciolata: non aggiungono nulla, non lasciano trapelare nulla; e così deve essere, perché, in una recensione disegnata, è all’immagine che bisognerebbe affidarsi. Ma nella finzione di album fotografico (citazione non originalissima di una certa America) disegnata da Marotta, non c’è nulla che distingua la storia di Bliss Rampike da “Huckleberry Finn” o da “Vaporidis in carcere”, per dirne una. La recensione disegnata si rivela in definitiva per quel che è: un’ennesima occasione sprecata, a riprova di quanto la sintassi del cosiddetto “fumetto d’autore”, con il suo tono “underground” e la sua apparente alterità – sia stata assimilata alle prospettive dell’Industria Culturale e della propaganda letteraria. Quella che tesse le lodi del mainstream e della letteratura alta, quella che decide chi sta dentro i salotti buoni e chi no: quella degli Strega, non delle streghe.

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