parlacoimuri

se lo stagista fa la rivoluzione operaia [2 giugno 2009]

In Uncategorized on novembre 16, 2011 at 1:43 am

Ho rivisto, a quasi dieci anni dalla sua uscita, Risorse umane di Laurent Cantet (Francia 2000), ed è stato uno shock doppio: shock del riconoscimento, shock della distanza. Partiamo da un presupposto: le trentacinque ore, come ognun sa, sono state il cavallo di battaglia della sinistra (in Italia ci è pure caduto un governo), e vederle applicate ai peggiori dettami del capitalismo speculativo – funzionale alle ristrutturazioni aziendali, alla delocalizzazione e al dumping sociale – è un diabolico apologo sul male.
Malgrado questo, è facile riconoscere nelle depresse regioni del nord della Francia, post-industrializzate in nome del Niente, l’Italia ubriaca di New Economy dei ruggenti anni zero; ed è ancor più facile ritrovare, nelle arroganti fattezze del protagonista Frank, i lineamenti dei belli e dannati della speculazione borsistica attuale. Pensiamo a Jérôme Kerviel: anche lui, proprio come l’immaginario Frank, laureato in Economia Aziendale, rampante adepto del neoliberalismo, forse animato anche dalla rivalsa di classe nei confronti dei colleghi di miglior estrazione sociale; certo assimilato alla nuova economia finanziaria con catastrofica rapidità da apprendista stregone.
Il film è tuttora d’impatto: a tratti didascalico, racconta disinvoltamente la fine del mondo operaio con la stessa amarezza che, da noi, è stata raggiunta solo l’anno scorso in “Signorinaeffe“, racconto della marcia di Mirafiori. Inquadrature sapienti e dettagli studiati riescono a rendere l’abisso del contrasto tra un anziano operaio e il figlio che si è adeguato e oggi sta dalla parte dei padroni: stagista alle Risorse Umane. Qualifica che, nella Francia delle lotte del CPE o nella squallida Italia dei “cervelli in fuga”, in realtà lo riavvicinerebbe al bistrattato genitore: proletari entrambi, di epoche diverse.
Difatti, la sensazione più straniante si prova vedendo questo stagista – addirittura un laureando! – accolto con rispetto e simpatia dal proprietario dell’azienda, chiamato a promuovere e redigere un questionario invece che a occuparsi delle consuete fotocopie. Ancor di più colpisce uno stagista figlio di operai che accetta di mettere a repentaglio la sua carriera, e forse il suo stesso avvenire, per l’incerta salvezza di dodici operai; quando chiunque terrebbe nascosta la notizia per non compromettere il proprio indispensabile tirocinio – magari pure gratuito. Per poi trovarsi, quasi certamente, entrambi disoccupati: il padre operaio e il figlio laureato. Finalmente uniti.

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