parlacoimuri

squali, squaletti e piranha

In educazione, facebbok, smanettare on novembre 16, 2011 at 2:55 am

Ho appreso dalla rete (nella fattispece tramite Facebook, dalla pagina dello scrittore Giuseppe Genna) la triste vicenda di Daniel, un enfant prodige della rete passato abbastanza rapidamente dalle stalle alle stelle della rete. Non riporto il cognome, benché sia ampiamente risaputo, perché è un ragazzino di cui la famiglia ha giustamente chiesto di rispettare il silenzio.

Il ragazzino è uno che smanetta forte. Fosse nato in Italia, la mamma gli metterebbe il modem sotto chiave, ma siccome è nato nella Silicon Valley, si è trovato nel mondo delle start-up ad appena sedici anni. Esempio tipico dei “Nativi Digitali” (alla cui kermesse romana è stato invitato poche settimane or sono), ma più ancora della categoria dei teenager di cui fa parte, Daniel ha reagito come qualsiasi ragazzino: si è montato la testa. Così ha accettato una regalìa (nella fattispecie un MacBookAir) in cambio di una recensione positiva da scrivere sul sito di TechCrunch, un colosso dell’informatica che aveva arruolato il promettente giovane come “stagista”. Beh, in Italia nessuno si scandalizzerebbe, sotto sotto tutti pensiamo che i recensori di qualunque cosa, dai ristoranti ai vini ai pc agli aspirapolveri, siano in combutta con le aziende che producono gli oggetti recensiti; ma siccome negli USA le cose vanno diversamente, il povero Daniel è stato sbattuto fuori per direttissima, con tanto di scuse ufficiali da parte dell’azienda e si è visto tutti i precedenti articoli cancellati dal web – una scelta che gli ha, di fatto, sottratto l’anonimato. Una punzione dura, per un ragazzo tanto giovane. E mentre sul sito dell’azienda le tempeste di commenti si addensano intorno a pochissimi pensieri ricorrenti (“Colpa vostra se assumete i ragazzini”), anche il diretto interessato è costretto a scusarsi, annunciando pubblicamente che tornerà a fare l’adolescente. Scuola, compiti, ragazzine e gelati. Che non sono poi del tutto fuori luogo, se hai sedici anni.

La punizione cui il pargolo è stato sottoposto è smisurata almeno quanto i guadagni, la visibilità e il credito a cui è stato esposto, in un’età in cui ci si dimentica troppo facilmente qual è la linea da non travalicare. Un’età insomma, in cui le indubbie capacità intellettive di alcuni ragazzi (e di Daniel sicuramente) non sono sempre supportate da un’adeguata maturità. Sta di fatto che ora il giovane rischia di vedersi bruciata in partenza la carriera da un errore che non verrà giudicato come la sbandata di un ragazzino, ma come il fallo etico di un professionista. Sempre che l’incredibile ammontare di informazione, entertainement, stupidario blogghettaro non sommerga per sempre il ricordo di quel Daniel e dei suoi post – cosa che ci si augura di cuore. In fondo, nessuno studio legale rifiuterebbe di assumere un avvocato di 28 anni perché, quando era in seconda liceo, ha falsificato il libretto delle assenze o ha dilapidato in fumetti e gelati la cassa del giornalino scolastico: azioni riprovevoli, da punire severamente ma che via, restano confinate agli anni difficili dell’adolescenza.

In tutto questo, però, una nota degna di attenzione viene proprio dal blog del sedicenne, che qualche mese fa – quando era ancora sulla cresta dell’onda – si interrogava pubblicamente sull’eventualità di andare al college o meno. Ha senso – si chiedeva il ragazzino – sprecare 4 anni della tua vita in un’Università dalla quale, verosimilmente non puoi imparare niente di utile per il mondo delle startup, o più in generale per diventare imprenditore? Cosa ancor più inquietante, quasi tutti i commenti (di studenti di college terribilmente intimiditi di fronte al tecno-teenager) puntavano sul lato umano dell’esperienza universitaria, dalla possibilità di incontrare le amicizie e le reti di una vita a quella, più prosaica, di “rimorchiare”. La storia dimostra che ci sono cose che non si possono rimpiazzare. Cose che non servono a creare uno start-up, ma sono molto più importanti. Non lasciamo che un’intera generazione di ragazzini dotati rovini il suo talento esponendolo precocemente all’arena della comunicazione globale, quando addirittura non alla gogna. Adulfriendfinder non potrà mai sostituire le persone reali, le sofferenze e i piaceri che ci danno e l’educazione relazionale che ne ricaviamo in così giovane età. Il blogging, per quanto intelligente e stimolante, non potrà mai sostituire lo studio e l’ascolto. Wikipedia non può sostituire né la scuola né l’educazione, che è un concetto globale e riguarda la persona nel suo complesso. Abbiamo più bisogno di scuole che di startup, perché i bambini del futuro sappiano comportarsi da uomini e non da piranha, precocemente anestetizzati dall’abitudine a trovarsi dietro agli schermi degli acquari globali.

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