parlacoimuri

un’ora prima di italia-paraguay [14 giugno 2010]

In attitudine popular on novembre 16, 2011 at 3:30 am

Bandiera dell’Italia dietro al banco dei prestiti: alla Kelly Library (St. Micheal’s College, St. Mike per gli amici) si tifa Italia, period. Essere a Toronto significa veramente farselo tutto, il mondiale: la city of enclaves – come credo qualsiasi metropoli davvero internazionale – si anima e le sue duecento comunità si riversano per le strade, ognuno a fare caroselli per le prime timide vittorie, o sventolare bandierine formato mini. Figuratevi che qualche giorno fa uno dei giornali gratuiti distribuiti in metropolitana apriva sul dramma dei molti “Canadesi nati altrove” costretti a saltare le partite della loro nazionale dal conflitto di programmazione sportiva, fusi orari e turni di lavoro. Forse, tra Freedom Flotilla e imminente G8/G20, ci sarebbero notizie più importanti; e del resto, nessuno si sognerebbe di prendere i giornaletti gratuiti della metro a modello del giornalismo d’inchiesta. In Canada come in Italia.

Il pane confligge coi circenses; ma c’è chi si ingegna e riesce lo stesso a tifare, anche per interposta persona. Di qui il tripudio di car flags, le bandierine da macchina lasciate sventolare sul tettuccio. A volte ce ne sono due, di due nazioni diverse, a conferma della grande mescolanza multi-culturale di questa città. Abituato al monocromo in azzurro (al quale purtroppo si son sostituite, 4 anni fa, le pericolose e penose accoppiate nero + tricolore, di quelle che fan passar la voglia di tifare Italia), l’Italiano si aggira contento e spaesato per queste vie, allegramente decorate di tutte le bandiere del mondo. Nel corso di una passeggiata pomeridiana, la mia amica Giulia notava tutti questi connubi interculturali, doppie bandiere a sventolare da macchine e case (Grecia/Portogallo, Italia/Messico), alcuni non privi di risvolti post-coloniali come la perfida accoppiata Brasile-Portogallo. Una casa particolarmente multi-culturale, a un esame più approfondito, si è rivelata un baracchino che vendeva bandiere e magliette di tutte le nazionali, $ 4 quelle piccole e $ 9 quelle grandi.

Alla domenica – rito pallonaro globale – si fa festa. La prima vittoria argentina viene salutata da allegri caroselli, tifose inglesi si aggirano con aria tra il depresso e l’abbacchiato, mentre al nostro fianco si agita un amico canadese (dal nome e cognome scozzesissimi) che, tra il biondo dei capelli, la maglietta della Germania e la bandiera tedesca che fuoriesce dallo zaino, sembra un hooligan di Hannover. A me, in tutto questo, è già passata la voglia di vedermi la partita. Vado a guardare i tifosi, mi sa, che sono molto più divertenti.

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