parlacoimuri

editoriale

Ogni atto di scrittura, dal più perfetto capolavoro di cinquecento pagine alla più minuta ‘emissione’ verbale in meno di 140 caratteri, è un patto con i propri lettori. È importante sapere che cosa si sta leggendo, per leggerlo bene; ed è importante, per chi scrive, sapere che cosa si sta cercando di fare. Può sembrare una riflessione banale, ma nella mia esperienza di blogging collettivo, ho potuto constatare che la mancanza di una linea editoriale, o di un’idea di come stare sulla rete, è uno degli scogli su cui s’infrangono anche i progetti più promettenti.

Queste sono alcune delle cose che i miei lettori possono aspettarsi di non vedere mai su #parlacoimuri, e che definiscono, in negativo, la natura di questo blog:

1. Finte polaroid scattate con l’i-phone; fotografie (scattate con qualsiasi mezzo) di quel che ho mangiato ieri a pranzo, cena o colazione.

2. La cronaca spiccia dei cazzi miei, a meno che da episodi anche molto personali non si possa trarre spunto per una riflessione più ampia.

3. Il video di youtube delle canzoni che ascoltavo a 15 anni, o il video di youtube come scusa per riuscire a caricare comunque un “pezzullo” anche se non quando non si ha assolutamente niente da dire.

4. Tutorial su attività manuali, ricette di cucina o altre forme di hobbistica. C’è una collana della Hoepli dedicata, grazie.

5. Stilemi femministi del tipo “Mi girano le ovaie” – nel senso che se proprio mi girano, mi faccio sentire col maschietto di turno, ma non rinuncio al linguaggio caciarone e un po’ scurrile con cui sono cresciuta.

6. Razzismo, sessismo e omofobia.

7. Regolamenti di conti privati, sassolini nella scarpa oppure insulti personali e gratuiti a persone che la pensano diversamente da me. Qualsiasi stroncatura sarà sempre condotta in modo corretto e leale, espressa nel merito e non nel personale.

8. Lamentele sulla graduate school e, in particolare, riferimenti a PhD Comics (koan!).

9. Fotografie e video di gatti che fanno cose carine (non ne posso più di vedere i miei colleghi che ridono come scemi davanti al computer in biblioteca, basta, mi sta venendo il diabete).

10. La mia faccia.

Questo è quel che potrebbe capitarvi di vedere, invece:

1. Refusi. Del resto se un post lo scrivo alle 2 di notte e lo carico alle 3 non è che potete pretendere la perfezione.

2. Pezzi di tesi o articoli o work in progress talmente densi da fare l’effetto “ginocchiata nei coglioni”, con multipli riferimenti a teorici di varie discipline e lettori che implorano pieta al secondo paragrafo. I pezzi di oltre 4 cartelle single-spaced (non frequenti ma comunque contemplati) appartengono alla categoria, per cui sappiatevi regolare.

3. Riferimenti a pop culture – comprese certe robe su cui qualche snob potrebbe storcere il naso – e link a video trash, o a humour talmente nero che potrebbe farvi andare il caffè di traverso (sempre previo disclaimer, però).

4. Riferimenti a partiti, movimenti e organizzazioni sindacali.

5. Riferimenti a libri stranieri non ancora tradotti in italiano. Il senso non è fare show off o millantare la propria cultura superiore, ma segnalare riferimenti che all’italica palude possono sfuggire, o arrivare con mesi di ritardo.

6. Code-switching di ogni tipo, comprese citazioni mal tradotte da varie lingue romanze, e simboli che il vostro browser non riesce ad aprire.

7. Riferimenti ad arti marziali varie.

8. Lunghe pause di riflessione. Se non ho niente di intelligente da dire, evito di dirlo.

9. Riferimenti alla cronica mancanza di soldi (a.k.a. bolletta) e al mio stile di vita un po’ approssimativo.

10. Parolacce. Che ci volete fare, sono ruspante.

Buona lettura.

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